domenica 17 aprile 2016

A SPASSO TRA SIMBOLI E MISTERI DI ARCIDOSSO GUSTANDO OTTIMA CUCINA

Il borgo di Arcidosso viene menzionato per la prima volta in un documento che risale all'anno 860 d.C. Il suo nome deriva probabilmente dai sostantivi latini arx e dossum, che significano rispettivamente fortezza e dosso. Verso la fine del 900 esisteva soltanto una  struttura in pietra a due piani edificata probabilmente dal Marchese Ugo di Toscana su preesistenti insediamenti longobardi. Intorno all'anno 1000 la famiglia comitale degli Aldobrandeschi modificò la preesistente struttura iniziando la costruzione della Torre Maestra con l'aiuto degli abitanti di Casal Roveta, Talassa e Montoto, antichi insediamenti scomparsi di probabile origine etrusco – romana.
  Nel 1331, dopo uno dei più lunghi assedi condotti dall'esercito senese, il castello ed il borgo di Arcidosso entrarono a far parte della Repubblica senese, alla quale restarono fedeli sino alla sua dissoluzione.  L'assedio da parte delle truppe senesi condotte da Guidoriccio da Fogliano è rappresentato in un affresco situato nella sala del mappamondo del palazzo comunale di Siena. Durante il periodo del Granducato di Toscana, fino a pochi anni prima dell'unità d' Italia. La casata degli  Aldobrandeschi fu una nobile famiglia comitale, forse di origine longobarda che nel corso del Medioevo dominò vasti feudi nella zona della Maremma Tosco – Laziale. Tradizionalmente ghibellini  passarono di parte guelfa dopo la morte dell'imperatore Federico II nel 1250.Vi sono fondati motivi per ritenere che tra i membri di questa potente casata vi fossero  appartenenti all'Ordine del Tempio. In un rogito del 22 gennaio 1171, Ildebrandino VII Conte Palatino (1140 – 1195) del fu Conte Uguccione, stando in Pisa con la consorte Maria dei Conti Alberti di Prato, donò allo Spedale Gerosolimitano dello Stagno di Livorno i suoi beni posti in Antignano.
Suo figlio Ildebrandino VIII Conte di Sovana (1165 – 1208) padre del “Gran Tosco” e affiliatosi alla Taglia Guelfa nell'anno 1197, nel proprio testamento cedette parte dei suoi beni ad una non precisata Casa del Tempio. Non mancherebbero spunti per interessanti approfondimenti circa i complessi accordi politici e religiosi che si sono verificati durante la dominazione aldobrandesca in maremma. Questa casata di radici ghibelline , fortemente in contrasto per i due primi secoli dell'anno 1000 con il dominio ecclesiastico della Chiesa ed in particolare  dell'Abbazia benedettina di San Salvatore sul Monte Amiata, ebbe a proteggere e beneficiare di figure alquanto interessanti che presiedevano in qualità di testimoni numerosi atti notarili, affari giudiziari e interessi commerciali. Erano chiamati  “bones homines” ed erano nobili , mercanti o semplici artigiani. Come non pensare allora all'appellativo con il quale erano identificati gli eretici nel medioevo?In effetti proprio in Toscana  le chiese catare di Firenze ed Orvieto  rimasero operanti senza subire azioni fin oltre il 1200. Il visitatore che percorra le strade che conducono verso il castello di Arcidosso si accorgerà immediatamente del fluire spiraliforme  delle verso la fortificazione che ne rappresenta l'apice..
Giungendo al castello potrà  notare una serie numerosa  di scritture a graffito sulle pareti della struttura di fondazione.
Tutti i lati della fortificazione primitiva sono ricoperti da incisioni che partono da un metro di altezza fino a raggiungere i cinque metri ed oltre.
 In molti tratti rimangono interrotti od incassati nei punti in cui l' edificio originario fu inglobato nell'ampliamento eseguito nei secoli successivi.


 
Il lato nord – est ancora ben visibile e lo storico  Prof. Rosi assieme a Mauro Chiappini,hanno rilevato una serie di scritture con capotesti romani, calligrafie caroline e gotiche.

Si notano due date: quella in basso indica l' anno 1104 e quella in alto il 1404. Ancora si riconoscono scudi con bande orizzontali , figure geometriche, numeri e parole leggibili sia da destra che da sinistra, anagrammi e un grande cerchio con la base a falce e provvisto di raggi da sembrare una meridiana.


 


Sul lato interno incassato negli ampliamenti successivi al periodo medioevale,si notano altri interessanti graffiti: una simpatica faccina, uno scudo crociato, il sigillo di Salomone e alcune lettere come la M sormontata dalla croce.



 


 
Altre interessanti incisioni ornano le pareti della Torre maestra che purtroppo al momento non è visitabile. Il davanzale interno di una feritoia presenta una curiosa incisione a scacchiera  come se ne incontrano nei siti adibiti a prigioni o corpi di guardia.
Alcune aree del castello sono state ricoperte di intonaco e alcuni interessanti ambienti  sono purtroppo interdetti alla visita, come il vano che si apre in prossimità della parete interna coperta di glifi ma una delle stanze cela due graffiti di straordinaria importanza :la Triplice Cinta e l'Alquerque. La stanza si trova a pian terreno ed è piuttosto raro trovare i due simboli affiancati.










Essi sono presenti  nella celebre Fortezza francese di Chinon , nel Donjon di Coudray dove vennero incarcerati l' ultimo Gran Maestro Templare Jacques de Molay ed il  precettore Jeoffrey De Charny.

la Torre Maestra che edificata con massi di trachite ben squadrati e levigatissimi svetta per un' altezza di metri 28  con  uno spessore murario di metri 2,55.



La Chiesa di Sant Andrea a Porta Talassese presenta ai lati dell' architrave, un fiore della vita e una croce patente.





Altri simboli nel borgo....

...alcuni delle corporazioni di mestiere come quella dei calzaioli...


..e proprio vicina a questa iscrizione si trova l' Osteria Bastarda Rossa per la quale consiglio la sosta a chi è pellegrino dei simboli.
Il nome dell' Osteria, “Bastarda Rossa”, non è altro che una pregiata qualità del prezioso frutto del castagno. Grazie a queste eccellenze, unite a carni di qualità,le straodinarie cuoche Valeria e Federica propongono dei menù per quanto possibile a “km 0″, riscoprendo le antiche ricette “caperce” e amiatine che da sempre riescono a catturare i palati più raffinati.


Qui in foto la sottoscritta in compagnia di Valeria, Federica e Mario:il team di Bastarda Rossa.


...ed ecco l' ospitalità che io ed  il mio gruppo di amici "pellegrini dei simboli" abbiamo ricevuto....
Bellissima giornata di mente,spirito e gusto,trascorsa tra simboli, misteri ed ottima cucina.










domenica 10 gennaio 2016

UN SUSSURRATORE IN MAREMMA

Con immensa gioia inauguro questo anno 2016 con un post contenente uno scritto di Marco Dragoni su un amico,una persona speciale che vive a contatto con esseri meravigliosi,in uno dei luoghi più belli della nostra maremma.
Lascio a voi lettori la curiosità di conoscere e la volontà di approfondire. Buona lettura,buon viaggio in questo nuovo anno.



Un Sussurratore in Maremma
di Marco Dragoni








Una mattina di primavera percorro con la macchina la strada provinciale che corre parallela ai ruderi di Roselle; ad un certo punto imbocco il bivio che conduce al paese di Batignano, una strada che si snoda tra le secolari piante di olivo. Qui, dove probabilmente un tempo la via degli Archi si intersecava con la via del Sale, lascio la mia automobile e cammino su una strada sterrata che si insinua nella fitta macchia mediterranea. Le sughere ed i carpini lasciano talvolta il posto ad erbose pianure dove per un attimo si fermano caprioli e daini; cammino senza pensare, cercando di assaporare ogni odore ed ogni rumore che proviene dal bosco e che sembra voler sottolineare la grandezza della madre terra e la perfezione della natura. Ad un tratto percepisco una strana energia, mi trovo circondato da querce secolari che mi lasciano estasiato; sposto lo sguardo e vedo un cancello elettrico verde al bordo della strada. Non mi accorgo subito della recinzione che delimita la proprietà perché la mia attenzione è attratta da un cavallo enorme, nero come la pece, che alza lo sguardo in attesa di capire quali sono le mie intenzioni. Restiamo per alcuni secondi entrambi immobili fissandoci reciprocamente; il cavallo, all'interno del suo recinto a distanza rispetto al cancello, tiene le zampe anteriori allineate, mostrando gli enormi muscoli pettorali, il muso leggermente spostato a sinistra, con la criniera mossa da un tenue soffio di vento e l'occhio destro, nero e profondo, che scruta con attenzione me ed il terreno circostante. I pochi secondi sembrano durare un' eternità, ma nessuno dei due vuole “mollare la presa”; ad un certo punto, come se fosse stato chiamato da qualcuno, appare un uomo robusto sui cinquant'anni con una camicia a scacchi bianchi e rossi, un paio di wrangler, degli stivali da cowboy ed un cappello con la tesa sul quale troneggia la scritta “Friesian Horse”. L'uomo chiede cortesemente se desidero entrare poi guarda il cavallo nero, inclina un po' la testa verso sinistra ed il cavallo, che fino ad allora era rimasto immobile, compie una torsione all'indietro, alza e abbassa la testa due volte e se ne va dall'altra parte del recinto a degustare il suo fieno in tutta tranquillità. Ci presentiamo, l'uomo ha il nome del più famoso arcangelo: Michele. Mi spiega che il meraviglioso cavallo nero nel recinto si chiama Timo ed è uno stallone di razza Frisone, originario delle terre olandesi; un tulipano nero in maremma. Michele mi chiede se ho mai sentito parlare della natural horsemanship ovvero di ciò che è conosciuto come “Doma Gentile” o “Doma Naturale”. Mi spiega che la Doma Gentile ha forse inizio con il trattato sull'equitazione nel 350 a. C. di Senofonte che raccomanda un addestramento privo di dolore, esprimendo il concetto che un cavallo felice è più efficiente di uno infelice. L'adozione di una metodologia basata sulla comunicazione e l'espressività, piuttosto che sulla meccanica e sulla coercizione, consente la costruzione del rapporto uomo cavallo basato sul rispetto e sulla fiducia reciproca. Passione, Amore e Rispetto sono i tre ingredienti fondamentali per la costruzione di un rapporto veritiero e duraturo con questi nobili animali. Rimango affascinato dalle parole del mio interlocutore, ma anche incuriosito dal fatto di cosa voglia dire, nella pratica, avere un rapporto così profondo con il cavallo. Evidentemente la mia faccia rende facilmente interpretabili questi pensieri e Michele mi chiede di avvicinarmi al recinto per porre attenzione su alcuni esercizi che andrà a fare con Timo. Michele entra nel recinto e si pone al centro, mentre Timo alza la testa dal pasto e guarda intensamente il suo “capobranco”; ad un cenno di Michele, Timo comincia un trotto regolare lungo il perimetro del recinto, poi Michele simula una corsa e Timo passa al galoppo; alcuni cenni con la mano ed il potente stallone si arresta, cambia direzione, riparte al galoppo. Dopo alcune fasi concitate Michele porta le proprie mani al torace, abbassa la testa e lo sguardo e Timo improvvisamente si ferma. L'uomo apre le braccia immobile e lo stallone, che fino ad un attimo prima sembrava avere dentro di sé il fuoco dell'inferno, raggiunge mansueto a piccoli passi il suo “capobranco” e gli appoggia la testa sul petto. Mentre Michele accarezza amorevolmente il suo fido stallone bisognoso di coccole, mi ritorna alla mente un libro, un film, con un attore famoso, ricordo vagamente che parlava di un cavallo e della sua giovane proprietaria che durante una passeggiata avevano subito un incidente riportando entrambi un forte trauma. Ci sono, il titolo del film era l'Uomo che sussurrava ai cavalli con Robert Redford, grido verso il mio nuovo amico: “sei un Sussurratore....” Michele mi guarda ed abbozza un sorriso. Però, penso dentro di me, anche i domatori del circo fanno fare agli animali ammaestrati cose impensabili. Michele intuisce il mio pensiero e mi chiede se voglio tornare l'indomani dato che sarebbe arrivata una ragazza da Modena con il suo cavallo che presentava alcune particolarità. La cavalla era una femmina di 4 anni di razza fjord (nord europa) che sembrava non accettare la sella e che comunque improvvisamente tendeva a “sgroppare” per disarcionare il cavaliere. Ero incuriosito di veder “lavorare” Michele con un cavallo non suo e che non aveva mai visto prima, per vedere che tipo di approccio assumeva e che risultati sarebbero stati prodotti su un animale che aveva abitudini e reazioni proprie.
Il giorno dopo dunque arrivo puntuale dal mio nuovo amico, impaziente di vederlo all'opera nella sua affascinante arte.
                                                         Michele Salzano con il suo Timo



Dopo pochi minuti una macchina con un trasporto per cavalli a rimorchio si ferma davanti al cancello verde; Michele apre, dalla macchina esce una ragazza giovane, dai modi gentili che si presenta. Valentina fa uscire la cavalla dal trasporto e la consegna a Michele che le toglie tutti i paramenti e le mette una capezza fatta con una piccola corda alla quale è attacca un'altra corda di maggior spessore, molto morbida, lunga ca 2 metri. La cavalla non è particolarmente spaventata, ma sembra restare in guardia anche se i suoi simili, nei diversi recinti e Timo più di tutti, la rassicurano. Michele la accarezza, lascia che lei lo annusi, la porta in un recinto dedicato ed attende paziente che lei ispezioni il territorio e gli si avvicini. Comincia a camminare lungo il perimetro del recinto a testa bassa, lentamente, la cavalla lo segue, sempre più vicino, fino a quasi ad attaccare il muso alla schiena dell'uomo. Dopo aver conquistato la fiducia della puledra le fa eseguire dei semplici esercizi, tanto per rafforzare il legame. Ad un certo punto prende la sella, con pazienza e calma la fa annusare alla piccola, in silenzio, con la dolcezza di un sole primaverile che illumina l'erba verde ed esalta i profumi di lavanda e di nipitella. Michele sale in sella, esegue alcuni esercizi, manda la cavalla prima al trotto e poi al galoppo, la cavalla scarta e sgroppa, ma la presa del suo cavaliere è sicura ed il tentativo di disarcionarlo fallisce. Rimango affascinato da questo lavoro e da come, con il trascorrere del tempo, lacavalla sembra “sentire” i desideri del suo cavaliere. Michele la monta senza morso, con la sola corda legata alla capezza, fermandosi ogni tanto ed alzando lo sguardo al cielo, ringraziando per il vissuto di questi momenti. Sono passate alcune ore, la cavalla naturalmente è in piena efficienza, ha avuto i suoi tempi di riposo, ma è pronta ed attenta, quasi volenterosa di continuare di vedere che cosa riserva questo gioco nuovo e particolare. Michele chiede a Valentina di salire in sella, la ragazza fa un respiro profondo, ma segue le istruzioni del suo Maestro; prima di salire accarezza la cavalla ed accosta le sue guance al muso della puledra, che aspira dalle grosse narici e cerca di masticarle il colletto della camicia. Valentina, dopo alcuni giri al passo, avvia un trotto e poi un galoppo, la mano è sicura, la ragazza non “pensa”, ma sente la sua puledra in uno scambio reciproco, quasi intimo, che, proprio per la sua intimità, imbarazza chi guarda. Michele, al centro del recinto, abbassato a terra, osserva la scena dando alcuni consigli a Valentina. I giri del recinto sono diversi, il sole si è abbassato, sono passate molte ore da quanto ho varcato il cancello verde, ma ho perso la cognizione del tempo; Michele dice a Valentina che per oggi può bastare. La ragazza sorride, ferma la cavalla, lascia le redini ed abbraccia il collo della puledra; con passo lento arriva al centro del recinto, scende da cavallo, abbraccia Michele e cade in un pianto liberatorio. La cavalla resta li, non si muove, si avvicina ed allunga il muso aspirando, quasi volesse partecipare a quell'abbraccio. Michele e Valentina non parlano, dopo l'abbraccio la ragazza prende la corda legata alla capezza e tutti si dirigono in silenzio verso l'uscita. Credo di aver assistito a qualcosa di magico, di molto diverso dal vissuto di tutti i giorni; i profumi ed i colori di una natura splendida, un rapporto intenso di piena condivisione con un animale il cui grande valore è, per la gente di maremma, indiscusso. Dopo quella giornata sono tornato molte volte da Michele ed è superfluo dire che siamo diventati amici fraterni; in più occasioni ho potuto ammirare la sua arte, vedere l'attenzione e lo stupore di bambini che proprio perché semplici e puri vengono più facilmente accettati dai cavalli, ma anche la meraviglia di persone esperte nell'equitazione che si stupiscono degli atteggiamenti inconsueti assunti dai propri cavalli. E' in virtù di questa amicizia e dell'amore che mi lega a questi luoghi, che ho sentito la necessità di scrivere queste poche righe per dare il mio piccolo contributo al sogno di un uomo ed alla sua volontà di divulgare, in una terra di cavalli come la Maremma, un metodo fatto di dolcezza, rispetto, comprensione e condivisione. Per vivere un'esperienza così profonda non c'è bisogno di denaro o di particolari capacità tecniche, basta solo la volontà di farlo, la capacità di rimanere in silenzio, la voglia di aprire il proprio cuore e di lasciarsi trasportare dai nostri amici equini nel mondo magico fatto di purezza, semplicità, generosità ed amore.





                     Marco Dragoni,autore dell' articolo,in compagnia del palomino Little Iron

per saperne di più visitate CavallieAmore sul sito ufficiale www.cavallieamore.it
sul canale youtube


su fb https://www.facebook.com/michele.salzano.16?fref=ts
o presso il suo Ranch - Batignano-Grosseto.


domenica 13 dicembre 2015

SHABBY CHIC POETICO CREAZIONI SOTHIS-Tutorial

Esistono infiniti tutorial sul web che permettono di realizzare complementi d'arredo Shabby.Leggiamo che lo stile è nato in America negli anni 80 e che l' inventrice è stata la designer Rachek Ashwell ma non è proprio tutto vero.Nell' ottocento elementi di stile provenzale francese si unirono a quelli britannici dello stile vittoriano producendo uno stile elegantemente trasandato e romantico. Ai primi del '900 inInghilterra, complice la crisi britannica, prese campo la filosofia del recupero di oggetti e mobili di pregio delle antiche tenute di campagna che vennero "schiariti" dalla patina degli anni con l' inconfondibile stile che tanto appassiona ancora oggi. C'è Shabby e Shabby e quello che voglio proporti è indirizzato al recupero di vecchie bottiglie e alla rivalorizzazione di avanzi di preziosa passamaneria, bigiotteria e piccoli gioielli che,fuori moda o troppo usurati per essere indossati, non vedrebbero mai la luce e rimarrebbero abbandonati in qualche cassetto. Ho scelto uno Shabby romantico in stile semi-vittoriano.Sono ammesse  tonalità rosa, verdi o giallo paglierino,pizzi,merletti e antiche foto o cartoline.
E adesso partiamo.
Dopo aver coperto il tuo piano di lavoro con un telo in plastica lavabile posiziona il tuo materiale:
vecchie bottiglie da 50 max 75 ml
colla vinilica per carta
piatti di plastica
acqua
forbici da manicure 
taglierino
base acrilica bianca possibilmente mat
Un rocchetto di corda per alimenti o classica di merceria
pistola per colla a caldo con cartucce(possibilmente quella mignon per bricolage)
ritagli di carta romantici con immagini antiche o poesie
avanzi di passamaneria come nastri di raso, di piume,velluto etc etc (i colori ammessi sono il bianco, grigio perla,giallo paglierino,rosa antico, verde muschio,azzurro polvere,beige, avorio e il bellissimo e romantico cipria come quello delle scarpette da danza classica)
vecchi bottoni, pietruzze brillanti, perle in plastica o vetro,vecchia bigiotteria e vecchie catenine e ciondoli o charms.
catenine a metraggio di vari colori dal bronzo all' oro e per un miglior effetto e' meglio utilizzare due o tre tipi diversi per ogni bottiglia. 
Inizia con il dipingere le tue bottiglie con la vernice acrilica mat.Serviranno almeno tre passate lasciando asciugare bene tra una mano e l' altra.Io di solito inizio dalla cima e poi capovolgo la bottiglia .In seguito passo la seconda mano partendo dal fondo.




Quando una delle bottiglie sarà asciutta ,inizia a coprire il suo collo con della corda intrisa di colla vinilica.Questo passaggio serve a permettere di applicare su di esso,in maniera alquanto agevole qualsiasi pezzo di bigiotteria o passamaneria senza rischiare che essi scivolino in basso.





Da veterana del decoupage intrapreso negli anni 90 espongo il mio metodo.In un piatto di plastica metto dell' acqua pulita dentro la quale possano bagnarsi i ritagli e in un altro piatto miscelo una parte di acqua e una di colla invece che due di acqua e una di colla.E' preferibile evitare le forbici per ritagliare le immagini che sceglierai per il decoupage ma  è più bello e semplice strappare delicatamente i bordi con le mani.Essi risulteranno romanticamente irregolari e sapranno di "vissuto".Si prendono i ritagli e si lasciano navigare nell' acqua pulita.Si sceglie poi il ritaglio che dovrà essere applicato sulla bottiglia e si incolla su essa con la miscela preparata nell' altro piatto. Sempre con la stessa miscela copri tutto il ritaglio con più passate.Il risultato sarà perfetto anche se sei una principiante e i ritagli non faranno grinze o bolle.

Ecco l' effetto dell' immagine sulla bottiglia.
Una volta che la bottiglia sarà completamente asciutta prendo una lima per unghie in cartone e passo sopra le asperità molto delicatamente cercando di livellarle.
Passo poi la stessa lima in maniera più energica sugli angoli o bordi della bottiglia cercando di togliere parte del bianco e dare un effetto vissuto più accentuato. Su tutta la bottiglia passo una vernice ad acqua opaca o satinata ma non assolutamente lucida. E' imperativo che lo Shabby non sia lucido affatto...a meno che tu non decida di lasciare la bottiglia con il suo naturale color vetro.
Adesso dai sfogo alla tua fantasia applicando con la colla a caldo nastri e pietre o vecchi bottoni .In seguito potrai avvolgere la bottiglia con catenine impreziosite da ciondoli vari.
Ecco quindi alcuni miei esempi e non dimenticare che il tappo della bottiglia vuole il suo spazio da co protagonista.

Questa bottiglia Shabby è ornata con una vecchia collana vintage che aveva la catena usurata. Ogni volta che la mettevo si staccava una maglia. Qui ho rinforzato e aggiunto anche delle piume.


Questa bottiglia invece ha qualcosa di piratesco con catena più grande e garza medica mischiata con nastri di raso


Qui c'è la "fatata" che non va oltre i toni del rosa



....e qui ancora si vede come da ogni angolazione una vera bottiglia Shabby sia diversa.Infatti si tratta della stessa bottiglia....









E poi c'è la barocca un pò "vento dell' est"....

...ed infine la mia preferita Gothic Fantasy con le parole del famosissimo sonetto di Lorenzo il Magnifico ....




Trionfo di bacco e Arianna 
Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'e certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto sia:
di doman non c'è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non puon fare a Amor riparo,
se non genti rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,                      
s'altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Donne e giovìnetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c'ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

giovedì 8 ottobre 2015

COLORI AD OLIO CHE PASSIONE

Un pò di ordine ogni tanto ci vuole.Ma la domanda è:" Il blu-verde phtalo va nei verdi o nei blu?". A parte le battute, i colori ad olio sono veramente intramontabili, magici e soprattutto VIVI!!!!!!!!






venerdì 10 luglio 2015

IL SATOR E LA PIETRA DAI RIFLESSI LUNARI

Un pendente per una persona speciale dove al centro di esso si trova incastonata una pietra dai riflessi lunari .Il pendente in polimer clay, pigmenti e metalli nichel e piombo free è stato realizzato senza l' ausilio di stampi e  cela il quadrato palindromo del Sator.






Su fb creazioni sothis arte